Daniela Favretti
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“L’ abilità manuale è una furberia,una destrezza, una dote di mano che non si può insegnare con le parole, ma si può solo acquisire con la pratica e l’ esercizio” , John Moxon, Mechanical Exercises, 1677

“Il pittore che disegna unicamente con la pratica e con l’ occhio, senza alcun criterio razionale, è come uno specchio che copia tutte le cose poste di fronte a esso, senza essere conscio della loro esistenza”, Leonardo da Vinci, The notebooks of Leonardo da Vinci, a cura di John Richter, N.Y. 1970

Il lavoro che si può vedere dentro questo luogo virtuale, è il lavoro di una vita. Se, nel tempo, le forme appaiono diverse, non così accade per i motivi. Non è mai stato importante per me il “cosa” ma il come rivolgermi e mettere in relazione il mio vedere con il vedibile. Credo profondamente che sia fondamentale lo sguardo sulle cose.
Per quanto mi riguarda, ho sempre faticato a comprendere il mondo come lo si vede E voglio guardare, e imparare ogni giorno a guardare dietro gli specchi, dentro le forme. Disintegrare e scomporre il contingente che tocca i sensi, la vista, il tatto, e ricomporre in un sistema comprensibile a me, prima di tutto le figure del mondo.
Le immagini, nella loro bella transitorietà sono di tutti quelli che possono guardarle. Io dipingo. Non credo che la mia sia una pittura con intenzioni comunicative, né tantomeno didattiche. Non credo che sia dicibile la bellezza di qualcosa, non credo sia dicibile neppure l’ orrore; l’ unico tentativo nudo, il più prossimo alla nudità, è quello che mi porta inevitabilmente a sentire prudere le dita quando una luce o un’ ombra diventano presenza, esistenza materia quanto la mia.
Siamo transitori, così come tutto quel che ci accompagna in questa “prigione” di essere nati. La dignità di un tentativo, il farmi utile per me corrisponde al segnare una distanza tra me e la visione.
Questo segno a volte è frattura, a volte una carezza di ducotone, a volte una voragine di stucco, a volte uno strappo in una trama di acrilico. Il significato è negli occhi di chi osserva. Non ho intenti se non quello di cercare una stazione provvisoria dalla quale avere il privilegio di afferrare per un attimo fondamentale, luce e buio.